Fabbriche Aperte – Acqua e Riciclo a regola d’arte

Dal 2013 Fabbriche Aperte, il progetto educativo di Fondazione Coca-Cola HBC Italia, informa e coinvolge in modo nuovo e proattivo i giovani studenti sulle tematiche di sostenibilità ambientale.
Quest’anno Fondazione Coca-Cola HBC Italia promuove la quinta edizione di Fabbriche Aperte, che si declina anche nel progetto Fabbriche Aperte – Acqua e Riciclo a regola d’arte, dedicato alle Scuole Secondarie di Primo Grado e agli studenti del biennio della Scuola Secondaria di Secondo Grado con l’obiettivo di dare stimoli, esempi e strategie per attivarsi responsabilmente nel loro contesto sociale sui temi della tutela dell’acqua e del riciclo dei rifiuti.

Avendo avuto l’incarico di documentare fotograficamente il laboratorio artistico realizzato in una scuola media della provincia di Verona, sono rimasto favorevolmente colpito dall’interesse e dall’impegno degli studenti coinvolti nel progetto.

Guidati da una scenografa e sotto l’attento controllo di alcuni professori, i ragazzi si sono tuffati in questa nuova esperienza dimostrando di avere particolarmente a cuore problemi come il riciclo dei materiali e lo spreco dell’acqua, realizzando un’installazione artistica che ha richiesto l’impegno di tutti e dove qualcuno si è anche distinto con un’accentuata creatività.
In un clima di allegria e cooperazione, disegni, colori ed incisioni davano lentamente forma all’opera ideata dalla scenografa, con il fin da subito chiaro scopo di responsabilizzare i ragazzi verso la sostenibilità ambientale.

Per la realizzazione dell’opera sono stati utilizzati solamente materiali di riciclo, molti dei quali portati da casa dagli studenti stessi. Pennelli, colori e forbici erano i soli strumenti richiesti. Strumenti che i ragazzi si sono dimostrati in grado di sfruttare a fondo, seguendo le poche linee guida della scenografa ed i suoi suggerimenti per ottenere risultati ad effetto, anche se il tempo disponibile non era certo moltissimo. Da parte mia, come silenzioso testimone, non ho potuto che apprezzare l’impegno di tutti.

Come parte dell’installazione, erano previste anche le etichette riportanti i nomi dei ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa. La scenografa ha avuto la brillante idea di portare una vecchia macchina da scrivere meccanica, così che i ragazzi scrivessero loro stessi i propri nomi sulla carta che successivamente sarebbe stata ritagliata. E’ stato divertente ed illuminante vedere la reazione degli studenti, davanti ad uno strumento di pochi anni fa, che praticamente nessuno aveva mai avuto modo di usare prima.

Il divertito imbarazzo dei ragazzi generato dall’utilizzo di qualcosa di “antico” ai loro occhi, mi ha fatto subito ricordare un altro interessante esperimento realizzato da una trasmissione televisiva svizzera. Pur non essendo in relazione con il progetto di questo articolo, è pur sempre un forte messaggio di quanto le tecnologie diventino obsolete in pochi anni, al punto da risultare praticamente sconosciute dopo meno di una generazione.

E’ stata una bella esperienza, che ancora una volta mi ha fatto apprezzare il lavoro che ho scelto. Per fotografare qualcosa di diverso non è sempre necessario dover viaggiare in luoghi esotici. Accadono cose che vale la pena vivere, vedere e ritrarre anche a pochi metri da casa nostra. Solo che, probabilmente, non lo sappiamo oppure non ci badiamo, troppo presi dalla nostra quotidianità.
Quando si pensa alla scuola, si tende a vederla come un luogo austero dove gli insegnanti dispensano il loro sapere per la formazione dei nostri figli.
E’ stato invece molto interessante realizzare questo servizio, che – tra le altre cose – mi ha fatto capire come i ragazzi possano essere coinvolti e responsabilizzati verso temi importanti come l’ambiente, per mezzo di un bel progetto di gruppo, ideato e realizzato quasi come se fosse un gioco, ma con un significato molto profondo.